Articoli di Gabriele Sirtori:
23/07/2018
BEER RUN di Mezza Estate

        ATTENZIONE! EVENTO ANNULLATO. SEGUIRANNO ULTERIORI DETTAGLI.   Gentilissimi, è con grandissimo rammarico che ci troviamo a darvi questa comunicazione. Nonostante tutti i nostri sforzi la Beer Run del 28 luglio non potrà avere luogo. Sebbene i numeri delle iscrizioni a questa prima edizione ci abbiano fatto esultare (sarebbero stati più di trenta gli atleti al via!), i forti temporali degli ultimi giorni hanno reso particolarmente pericolosi alcuni tratti del percorso tanto da renderlo inadatto ad una corsa alcolica come la Beer Run in programma. Non abbiamo così ottenuto le necessarie autorizzazioni.Siamo così costretti a rinviare la manifestazione a data da destinarsi. Ulterirori dettagli saranno caricati su questo sito web. Per gli iscritti abbiamo anche previsto una sorta di risarcimento: presentando il vostro nome alla cassa del ristorante della festa "il Sabato del Villaggio" (27-28-29 luglio, Barzago, Via Leopardi, 1) vi verrà offerta una media di birra artigianale OTUS, la stessa che avreste trovato lungo il percorso.Desolati per questa cattiva notizia,vi auguriamo una buona giornataUn caro salutoil team di "Quasi Amici" - Gruppo Giovani Barzago      

03/06/2018
L’architetto del “Padiglione Feste” di Barzago esposto alla biennale di Venezia 2018.

Anche quest’anno, come ogni due anni, a Venezia si tiene la Mostra Internazionale di Architettura, giunta ormai alla sua 16a tornata. “FREE SPACE” è il tema scelto per l’edizione 2018 della prestigiosa esposizione internazionale. “Spazio libero”, ovvero spazio pubblico e gratuito, è un tema pensato per mostrare e valorizzare quei progetti che rendono servizio alle comunità nel loro complesso, anche laddove ci sono necessità inespresse, limitate o che offrono scarse possibilità commerciali. Sono strutture cioè in cui si palesa l’aspetto più “generoso” dell’architettura: lo spazio che, adeguatamente plasmato, viene donato alla collettività, alla cittadinanza che ne può usufruire liberamente. Tra le 70 opere di architetti italiani selezionate per essere esposte dal 27 maggio al 25 novembre al Padiglione Italia ce ne sarà anche una dello studio lecchese LFL Architetti (Luconi architetti associati, Fumagalli Sergio e Lavorincorso). Questi nomi non vi dicono niente? Ebbene Fumagalli Sergio è l’architetto ideatore del nostro padiglione feste di Barzago. (I componenti dello Studio LFL Architetti di Lecco: Sergio Fumagalli è il secondo da sinistra)Riconoscibile anche da lontano grazie ai suoi colori sgargianti, questo edificio - dice la scheda del progetto - “è stato concepito come un volume articolato che, partendo dalla sua quota più bassa contenente il blocco dei servizi, si slancia mediante la copertura, con un movimento “decostruttivista”, raggiungendo un’altezza rilevante che si confronta con il volume della palestra antistante, fungendo da protezione allo spazio aperto sottostante.” Intenzione dell’Amministrazione di Barzago era quella di realizzare un contenitore permanente destinato a ospitare le manifestazioni estive, particolarmente sentite e diffuse nel territorio, sostituendo così le precedenti strutture temporanee e poco funzionali. Obiettivo raggiunto si direbbe, considerando l’alto numero di prenotazioni che questa struttura riceve ogni estate. (i colori sgargianti del Padiglione Feste di Barzago brillano anche di sera) Tuttavia non è questo il progetto per cui lo studio lecchese è stato chiamato ad esporre in Laguna: bensì il prestigioso riconoscimento è arrivato per l’innovativa “Velostazione” di Cesano Maderno (MI). Ideata nel 2014, la Velostazione è stata realizzata a fianco della stazione ferroviaria per poter offrire ai pendolari che arrivano in bici un luogo sicuro e riparato dove lasciare il proprio mezzo. “Tutta l’opera ha come bussola la leggerezza e l’ecosostenibilità” afferma l’architetto Piero Luconi ”è energeticamente autosufficiente, completamente automatizzata e dotata di una copertura leggera e colorata che ben la armonizzano nel contesto urbano. Può contenere fino a 180 biciclette, l’ingresso è a mezzo di un tornello che si apre con l’utilizzo della CRS, la carta regionale dei servizi ed è totalmente gratuito”. (La velostazione di Cesano Maderno, il progetto selezionato per essere esposto alla 16a biennale di architettura di Venezia) Il lavoro dello studio lecchese è stata compreso in uno degli otto itinerari che compongono l’installazione “ARCIPELAGO ITALIA” che copre progetti provenienti dall’intero territorio nazionale, e più precisamente nell’itinerario numero 1, dedicato alle Alpi Occidentali. Che dire? A questo punto …. Non ci resta che prenderci un biglietto del treno direzione Venezia. C’è tempo fino al 25 novembre. (E magari in stazione… andiamoci in bici!) (L'interno della Velostazione) (ARCIPELAGO ITALIA, installazione espositiva situata all'Arsenale di Venezia)

02/06/2018
Nasce “B.Young-Brianza”! Il nuovo network dei gruppi giovani della Brianza

“B. Young – Brianza”, è questo il nome scelto per il primo network di associazioni giovanili sul territorio brianzolo. L’obiettivo è quello di creare una rete, virtuale e non solo, per scambiarci informazioni, esperienze e iniziative con il fine di rendere il nostro territorio più aperto, innovativo, vivo e a misura di under-30.   Sono infatti molte le associazioni di ragazzi che promuovono attività rivolte ai giovani (ormai ridotti a minoranza nella nostra Brianza) come concerti, feste, laboratori, incontri culturali o di sensibilizzazione su determinati temi. Questi eventi hanno diversieffetti positivi: promuovono una maggiore partecipazione alla vitaculturale e sociale dei nostri paesi, rafforzano il senso di appartenenza ad una comunità, offrono servizi utili ai nostri coetanei e costituiscono infine delle occasioni di svago positive e insolite per gli standard del nostro territorio.   Tuttavia questi eventi, se pur organizzati con tanta solerzia e buoni propositi, troppo spesso vedono una partecipazione limitata, magari ristretta ai ragazzi del proprio comune laddove volevano essere rivolti ad un pubblico più ampio. Viceversa, eventi o iniziative pensati specificatamente per i giovani del proprio paese toccano tematiche comuni anche ai centri limitrofi tanto da poter essere estese e promosse con uno schema identico anche altrove. Oppure, ancora, capita che si verifichino ridondanze: iniziative simili o incentrate su tematiche simili hanno luogo in contemporanea in diversi comuni con l’inevitabile esito di una bassa partecipazione media (un esempio è quello dei vari dibattiti organizzati a ridosso di elezioni e referendum: quasi uno in ogni paese, ciascuno con i suoi 9-10 partecipanti).   Tutto questo potrebbe essere risolto con un migliore scambio di informazioni e con una maggiore collaborazione trasversale tra i gruppi giovani attivi sul nostro territorio. Questa cooperazione potrebbe infatti garantire una maggiore partecipazione alle attività organizzate, l’eliminazione di ridondanze e la creazione di un senso di comunità tra i ragazzi delle nostre zone. Potrebbe inoltre essere uno strumento per abbattere i tempi e le difficoltà organizzative con la condivisione del proprio know-how e della propria esperienza e infine potrebbe anche arrivare a essere uno strumento politico: se infatti ragazzi di più paesi vicini condividono le stesse problematiche e le stesse richieste, la cooperazione è la via migliore per essere ascoltati nei propri progetti e ottenere i risultati sperati.   È solo con la partecipazione attiva che possiamo fare del nostro territorio un posto migliore in cui vivere.  

01/06/2018
Arte e Natura si fondono insieme nel bosco della Cassinetta, Usmate Velate

“CassinettArt”, è questo il nome dell’originale esposizione pittorica e fotografica organizzata dalla consulta giovani di Usmate-Velate giunta ormai alla sua 4ª edizione. Un’idea vincente, che deve la sua forza proprio nella scelta della location, il bosco intorno alla cascina di Cassinetta, un posto perfetto per fondere insieme natura e arte, tradizione e bellezza. Ad essere esposte domenica 27 maggio sono state opere pittoriche e fotografiche dei migliori giovani artisti della Brianza: un’occasione per conoscere i talenti in erba nostrani e creare così un punte tra la vecchia e nuova Brianza, tra identità e sperimentazione, tra le nostre tradizioni e ciò che vorremmo sia il nostro territorio in futuro: un luogo aperto, di sperimentazione, innovativo, bello da vivere.   Ecco alcune foto: (foto di Ottavia Rigamonti) (foto di Ottavia Rigamonti) (foto di Ottavia Rigamonti) (foto degli organizzatori) (foto degli organizzatori) (foto degli organizzatori)    

15/05/2018
Giovani e Brianza – qualcosa di grande sta nascendo

Non è un territorio solo per vecchi. In Brianza i giovani ci sono. E ci tengono a farsi sentire. Mercoledì 2 maggio scorso la Fruntera, la nostra sede a Bevera, ha accolto i rappresentanti dei gruppi giovanili di sei paesi diversi: Annone Brianza, Barzago, Montevecchia, Sirtori, Usmate Velate e Viganò. L’obiettivo è ambizioso: dare vita ad una rete di associazioni locali per migliorare la vivibilità del territorio per noi ragazzi, attraverso nuove idee e nuove iniziative e con la promozione di quelle che già ci sono, per avvicinare i ragazzi all’impegno civico, cercare di ottenere maggiore ascolto da parte delle amministrazioni e infine per valorizzare al meglio il contributo che i giovani possono dare allo sviluppo culturale e sociale delle nostre comunità. Nell’incontro di mercoledì si è parlato delle nostre situazioni attuali e delle problematiche che condividiamo. In molti casi i gruppi giovanili non hanno uno status ben definito all’interno del proprio comune; a volte è difficile reperire i fondi necessari per far partire nuove iniziative; per eventi più seriosi come dibattiti o incontri con esperti la partecipazione giovanile è spesso sotto le aspettative; è difficile, infine, creare le condizioni per valorizzare i talenti locali, spesso per mancanza di fondi o di partecipazione. Questo scenario è solo all’apparenza desolante: per fortuna è controbilanciato dai successi e dalle esperienze positive che ogni anno le nostre associazioni riportano: si va dalla festa “il sabato del villaggio” di Barzago a all’esposizione di opere d’arte in cascina “CassinettArt” organizzata dai ragazzi di Usmate, passando per il cineforum all’aperto di Viganò e il coordinamento ripetizioni promosso da Annone. Iniziative che vedono una grande partecipazione e ricevono l’apprezzamento del pubblico più e meno giovane. Un'altra conferma che degli sforzi dei nostri gruppi ne può beneficiare l’intera comunità. Un’idea in particolare è stata condivisa e ribadita da tutti: insieme si può fare di più e meglio. A questo proposito sono già stati compiuti i primi passi: vedrà presto la pubblicazione una pagina facebook di questa nuova rete per farci conoscere ai nostri coeatanei, è stato creato un canale di comunicazione privilegiato tra i rappresentanti delle nostre associazioni per un migliore coordinamento e pubblicizzazione delle nostre iniziative e infine stiamo organizzando un primo evento di presentazione di questo progetto, a cui tutti i ragazzi del nostro territorio e tutte le associazioni giovanili sono invitati a partecipare: l’appuntamento è per venerdì 1 giugno all’area feste del centro sportivo di Barzago per un grande aperitivo di presentazione e inaugurazione di questa nuova collaborazione. Vi aspettiamo!   (alcune foto della serata)

07/05/2018
La disuguaglianza vera è tra città e provincia: quali speranze per la Brianza?

Macchè Nord-Sud! Il vero divario in Italia è quello tra centro e periferia, città e provincia. Non è un caso che guardando la dichiarazione dei redditi del 2017 nei 10 paesi con la media reddituale più bassa ben 7 sono nel Nord Italia, di cui 2 in Lombardia: si tratta dei comaschi Cavergna e Val Rezzo. Com’è possibile? Ne parla il settimanale L’Espresso nel numero ora in edicola con un bell’articolo intitolato “Quell’Italia nuda e abbandonata”. L’aumento della diseguaglianza, questo il sunto dell’articolo, non è solo su base sociale, ma anche e soprattutto su base territoriale: le città, poche, sono sempre più ricche mentre la provincia, intorno, vede solo prospettive di declino e stagnazione. La colpa, spiegano due economisti, Joan Rosés della London School of Economics e Nikolaus Wolf della Humboldt University di Berlino, è del nuovo tipo di sviluppo economico, basato tutto sulla cosiddetta “economia della conoscenza” (ingegneri, tecnici iperspecializzati, guru della finanza e superinformatici) a scapito della buona vecchia “Economia di produzione”, quella cioè nata col fordismo, sviluppatasi con la produzione di massa del 900 e tramontata infine verso gli anni 80 con la rivoluzione dell’informatica. Mentre quest’ultima infatti è in grado di distribuire nella società, grazie all’alto tasso di occupati che richiede, la ricchezza prodotta dalle aziende, situate spesso in aree periferiche (come la nostra Brianza industriale testimonia), la prima invece, grazie all’alta tecnologizzazione dei suoi processi necessita di poche persone dotate di competenza altissima e con una grande attitudine alla trasversalità. La ricchezza da loro prodotta resta quasi interamente nelle loro mani e non viene diffusa a lavoratori di fascia inferiore. Inoltre i loro studi, centri di ricerca, o gli uffici delle loro start-up hanno la necessità di stare in città: soltanto nelle grandi metropoli (Milano, Londra, New York, … ) si può sfruttare al meglio il contatto fecondo tra vari filoni di ricerca o di sperimentazione e restare così il più ricettivi possibili alle nuove rotte dell’innovazione. “Alla lunga – profetizza Rosés – questo porterà anche alla fine dei distretti produttivi che hanno reso ricca la provincia italiana” di cui la nostra Brianza è forse l’esempio più illustre. Ancora più duro Fabrizio Barza, ex ministro del governo Monti, che afferma: “Quella in corso è una faglia che vede da una parte i cittadini delle aree rurali, della provincia, tagliati fuori dall’orizzonte delle élite nazionali, penalizzati nei servizi pubblici e privati e nelle scelte di investimento, mortificati talora come luoghi di svago e nostalgia.” Già, perché per chi vive in provincia non c’è in gioco solo la stagnazione economica, ma il concreto rischio della diminuzione dei servizi e della qualità della vita. Il progressivo spostamento dei capitali nei centri delle città significa lo progressivo spopolamento dei comuni, meno tasse raccolte e minore erogazione dei servizi. In Brianza finora possiamo ritenerci fortunati, ma fino a quando questo vento favorevole continuerà a soffiare? Per rispondere basta chiedersi quanti, tra i ragazzi dei nostri comuni, hanno intenzione o avranno ancora la possibilità di lavorare qui nel nostro territorio in futuro? La città è senz’altro un luogo più vivo, più ricco di stimoli culturali, accademici ed economici e senz’altro migliore dal punto di vista dei servizi pubblici (vicinanza di ospedali, quantità e qualità delle scuole) e della varietà dei prodotti disponibili nelle varie attività commerciali. Perché dunque continuare a vivere in Brianza? È una domanda che gli amministratori dei nostri comuni dovranno obbligatoriamente porsi nell’impostare le proprie politiche di lungo termine, se ne hanno. Serve innanzitutto capire e scegliere quale sia la propria posizione all’interno della nuova geografia economica: semplice luogo residenziale, località di svago, o qualcosa di più? Diversi comuni sono già all’opera, anche grazie al supporto del piano SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne, promossa durante dall’allora ministro Barca durante il governo Monti). In alcuni casi le amministrazioni hanno cercato di migliorare le proprie infrastrutture turistiche, in altri casi hanno sfruttato le proprie risorse naturali (legno ed esposizione solare) per raggiungere l’autosufficienza energetica. I siciliani delle Madonie hanno approfittato della particolare limpidezza del proprio cielo per creare un polo scientifico per la ricerca astronomica che attira studiosi da tutta Europa. Ma la Brianza invece? Cos’ha da poter offrire per sopravvivere al meglio a questi nuovi mutamenti? Rispondere su due piedi non è possibile: servono studi, approfondimenti, consultazioni e riflessioni fatte con la cittadinanza. Resta però un obiettivo ambizioso: raggiungere quanto propone il sociologo Aldo Bonomi, che afferma: “La svolta arriverà quando, oltre alle smart city, potremo avere smart land mettendo le mille piccole città italiane al passo delle metropoli, ridisegnandone le funzioni, affinché tutte tornino ad essere un nodo del flusso, creando nuova vitalità”. È un appello questo per tutti, cittadini e soprattutto amministratori: chi lo sa che la nostra Brianza in un futuro non troppo lontano non possa diventare la prima smart land d’Italia? Proviamoci.

11/03/2018
Come hanno votato i giovani in provincia di Lecco?

Giovani e elezioni, un binomio da sempre difficile. Prima delle parlamentari del 4 marzo circolava in rete un video in cui si affermava che 7 giovani su 10 non sarebbero andati a votare. Ora, a una settimana dal giorno delle urne, è venuto il momento di fare qualche bilancio: come hanno votato gli under-25 in provincia di Lecco? (scorrere in fondo per la tabella con i dati) Innanzitutto due parole su come il dato è stato calcolato. Dando per scontato che chi ha più di 25 anni una volta alle urne ha votato sia per la Camera sia per il Senato, la differenza di voti espressi tra le due schede dovrebbe dare il numero totale di votanti under-25. Allo stesso modo la differenza nel numero degli elettori tra Camera e Senato dovrebbe dare la misura del numero di elettori under-25 presenti in un dato Comune.   Calcolatrice alla mano, è bastato pochissimo per sorprenderci: altro che affluenza del 30%, in provincia di Lecco ha votato il 76,8% dei più giovani! Un dato sicuramente incoraggiante che si pone in linea con l'affluenza generale che ha visto nella nostra provincia il 79,6% degli aventi diritto votare alla Camera (e una percentuale leggermente maggiore al Senato). Se poi andiamo a vedere i singoli paesi, il dato ci sorprende ancora di più: l’affluenza giovanile trionfa nelle valli della Valsassina. È nei paesini più piccoli e sperduti (Morterone, Parlasco, Sueglio) che si registra il 100%. Sopra il 90% si attestano solo Crandola Valsassina e Margno. Spiegare questo dato non è facile. Da una parte i numeri bassi (4 under-25 residenti a Morterone) aiutano a “truccare” il risultato. Dall’altra emerge una sorta di proporzionalità indiretta tra dimensione del Paese e partecipazione alla cosa pubblica: più piccola è la comunità, maggiore è il senso del proprio ruolo all’interno di essa. Una sorta di smentita arriva dai comuni di Dorio, Pagnona e Vendrogno, tutti e 3 piccoli centri ma finiti tra i peggiori della lista. Guardando la cartina poi emergono altre tendenze geografiche: oltre alla Valsassina, un’alta partecipazione si registra anche tra i giovani che abitano nelle zone più a Sud della provincia: Casatenovo, Barzanò, Cremella, Montevecchia, Imbersago vedono partecipazioni superiori all’80%, così come i paesi a nord della zona dei laghi di Annone e Pusiano: Cesana Brianza, Civate, Suello, Galbiate. Il Lario invece non sembra portare bene: Bellano, Dorio, Oliveto Lario, ma anche Pescate e Garlate sono tra i paesi che si attestano sotto il 70% di partecipazione giovanile, con Colico, Dervio, Mandello, Malgrate e Perledo sotto il 75%. Lecco città invece registra un’affluenza più vicina alla media provinciale: 75,2%. Altro buco nero dell’affluenza è l’Alta Brianza: Bulciago, Costa Masnaga, Dolzago, Garbagnate Monastero, Nibionno, Rogeno, Sirone e Sirtori si attestano tutti al di sotto del 75%, con Molteno unica eccezione positiva (81,1%). Il dato di Barzago è del 75,7%, in linea con la media provinciale. Sebbene questi dati, rispetto alle previsioni iniziali, costituiscano una sorpresa in positivo, la partecipazione giovanile è comunque circa 5 punti percentuali inferiore al dato generale. Per i paesi meno virtuosi è tempo di analisi: comuni di piccola e media grandezza a vocazione turistica (come quelli del Lario) o industriale (come quelli della Brianza masnaghese) dovrebbero forse correggere un poco le loro politiche, cercare una maggiore collaborazione e inclusione dei gruppi giovanili e stimolare la creazione di un maggior senso di comunità.  Questi sembrano essere gli ingredienti per una maggiore partecipazione giovanile e quindi una migliore democrazia.   (allegata la tabella di sintesi di tutti i risultati: a fianco del nome del paese si trova il numero di elettori e votanti per la Camera, seguito dal numero di elettori e votanti per il Senato. Segue il numero totale degli under-25 con diritto di voto e il numero dei votanti effettivi. Infine le percentuali.)

27/02/2018
Votare non è importante? È l'unica strategia vincente

A vedere l’attuale corsa elettorale non c’è dubbio: la voglia di votare è poca. Le alternative appaiono scadenti, a noi giovani nessuno sta dando una seria proposta per il nostro futuro e da tutte le parti arrivano promesse sterili, vere e proprie mancette elettorali. Senza contare poi tutti quelli poi che da queste promesse si fanno abbindolare. Ma perché li facciamo votare? Qualcuno ha scritto che forse bisognerebbe mettere il voto selettivo: solo chi ha una certa conoscenza minima di come funziona lo Stato può ottenere la scheda elettorale. Se poi vogliamo vederla tutta, non si è nemmeno sempre votato. In Italia fino al 1848 non esisteva il suffragio universale (si sta parlando di 170 anni fa, una miseria in termini storici) e anche in quel caso era limitato ai cittadini più abbienti. Chiaro: allora non far votare gli ignoranti voleva sostanzialmente dire non far votare i poveri, ovvero i contadini, i piccoli commercianti e gli artigiani. Si veniva così a creare un circolo vizioso: i ricchi, gli intellettuali, la media-alta borghesia votava e faceva i propri interessi e intanto i poveri, esclusi, diventavano sempre più poveri. Le cose sono veramente cambiate solo dopo la seconda guerra mondiale: in un Paese distrutto, poverissimo, con un piano miliardario di aiuti in arrivo dall’America e un concreto pericolo di deriva Stalinista per far rinascere l’Italia serviva il voto di tutti. È il 2 giugno 1946. Negli anni della prima repubblica però tutto si basava su un presupposto: la coesione sociale. Viene in mente il titolo de L’Unità l’indomani dei funerali di Berlinguer: scritto in rosso e a caratteri cubitali diceva: “TUTTI”. Tutti i voti erano importanti, tutti dovevano beneficiare delle riforme politiche del governo vincitore, tutti erano coinvolti nel grande gioco della politica. Non solo chi ha fatto l’università, chi ha una professione intellettuale, chi ha tempo (e soldi) per leggere e interessarsi alla cosa pubblica. TUTTI. Era anche un’Italia in cui il tessuto sociale era più omogeneo. Oggi non è più così. La disuguaglianza sta crescendo a ritmi altissimi, l’ascensore sociale si è rotto, la crescita economica è ferma e resta forte la sensazione che NON TUTTI servano. Ben vengano gli ingegneri, gli economisti (specialmente quelli delle scuole private), ma per chi ha studiato altro il mondo del lavoro è sempre più un collo di bottiglia. Molti elettori sono demoralizzati: sentono che la politica non guarda a loro ma ad altre classi sociali già di per sé molto avvantaggiate (pensate al mito del bocconiano start-upper) o a questioni apparentemente lontane (come la questione del ritorno del fascismo che la sinistra legge come problema e non come sintomo). I giovani non sentono parlare del loro futuro, i disoccupati, i precari non specializzati non sentono parlare di garanzie ma solo di mancette elettorali. Non si sentono presi in causa, e quindi non votano. Si ritorna al circolo vizioso di cui parlavo prima: il voto di certe categorie non arriva, ne beneficiano le altre (i pensionati, gli imprenditori, i lavoratori stabili, i liberi professionisti) trovandosi al governo leader politici che si rivolgono alle seconde (che magari li rieleggono) e non alle prime (che tanto non votano). Poi si ritornerà alla solita scusa: di queste categorie svantaggiate si dirà che sono fannulloni, ignoranti, pigri che non si vogliono aggiornare, mammoni, e così via… fino a togliere loro totalmente la legittimità di esprimere un parere. Non ci credete? Guardate al voto di protesta di 5 anni fa, quello che ha visto l’inaspettato successo dei 5 stelle: sono state proprio queste classi “dimenticate” a far trionfare quello che subito è stato etichettato come “POPULISMO”, parola il cui valore semantico è negativo e tradotto per esteso indica “masse di persone poco istruite e di scarso buon senso che si fanno abbindolare da leader che parlano alla loro pancia senza una chiara visione a lungo termine”. Ignorantoni. Così con un’unica parola si è liquidato il voto di milioni di persone. È per questo che alle votazioni di quest’anno bisogna assolutamente partecipare. Noi giovani in particolare, che siamo le vittime maggiori dell’attuale miopia politica. Bisogna tornare a contare nei numeri, far vedere che ci siamo, che abbiamo idee, perplessità, che ci sono programmi che ci piacciono di più e programmi che ci piacciono di meno, sebbene forse nessuno ci convinca in maniera assoluta. Votare quindi non è importante perché è un dovere civile. È indispensabile perché fa parte di una strategia, l’unica possibile per il nostro futuro: contare qualcosa, farci ascoltare, comparire sulle statistiche, far tornare i politici a parlare con noi, e non di noi. Coraggio.